Brandacujun à la Fabrizio De Andrè

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E’ più forte di me: ogni volta che ascolto “Creuza de ma” l’unica parte che riesco a cantare a memoria, nonostante conosca ben poco dell’idioma ligure, è quella in cui De Andrè descrive le “cose da beive, cose da mangiä ” della sua città. E d’istinto la mente mi corre al racconto che mi fece una volta un amico, di un piatto ligure e della sua curiosa origine, naturalmente affascinante come tutto cio’ che da quella terra e da quel mare proviene.
Le radici del Brandacujun stanno scritte nel suo nome: la tradizione narra che fosse una preparazione tipica della cucina di bordo dei navigli liguri. “Branda, cujon! Branda, che ciu ti u brandi ciu u l’è bon!” -Scuotilo, coglione! Scuotilo che più lo scuoti più è buono!. Baccalà, patate e poco altro. E la mantecatura eseguita a mano, agitando su e giù la pentola coperta da un piatto, compito infame che spettava, guardacaso, al mozzo di bordo esortato dal cuoco nella maniera pittoresca sopra descritta. I liguri, si sa, son gente di poche parole, ma sempre incisive.

Ingredienti:

1kg e mezzo di stoccafisso “Ragno” ammollato
500 g di patate
3 spicchi d’aglio
Prezzemolo
50 g di pinoli
1 limone
1 tuorlo d’uovo
Olio
Sale
pepe

Preparazione:

Si lessano separatamente le patate e lo stoccafisso. Una volta cotto lo si spella, si eliminano le spine e le lische, lo si spezzetta in una casseruola dal bordo alto e si uniscono le patate tagliate a pezzi. Salare e pepare leggermente.Si trita l’aglio, il prezzemolo e i pinoli e li si versa in un bicchiere d’olio d’oliva insieme al succo di un limone. Si emulsione il tutto, si aggiunge il tuorlo d’uovo e si aggiunge alle patate e allo stoccafisso nella casseruola.
Poi si incoperchia e si “branda”: con la pentola sulle ginocchia, su e giù fino a sfinimento, aggggiungendo olio per aiutare il processo di mantecazione, fino a ottenere un composto sufficientemente cremoso.
Il mio amico a questo punto aggiunge che nulla vi impedisce di istruire vostra moglie a urlarvi “branda cujon” mentre agitate la pentola, io aggiungo che se siete abbastanza fortunati da non avere una moglie o se perlomeno la vostra metà si distrae un attimo, potete metter mano al poco poetico minipimer e dimostrarvi un po’ meno “cujon” del mozzo di bordo.
Nella mia versione rock l’ho accompagnato con un’insalatina di iceberg e arance, ordinatamente impiattato con l’aiuto del fedele coppapasta.  Chissà se Fabrizio avrebbe approvato.

brandacujun alla de andrè

Foodie Fighter

Bolognese, Buongustaio, Blogger. Motociclista e cuoco della domenica, rocker tutti i giorni. Amante della buona cucina e della buona musica, gastroscribacchia per divertimento sul blog thefoodiefighter.wordpress.com


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