Pane per l’Inferno alla Stephen King

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La prima pizzeria di cui si ha traccia in America data 1905 e si trovava nella Little Italy di Manhattan, New York, dove aprì nel 1897 come negozio di drogheria.
All’inizio dava da mangiare delle ‘torte al pomodoro’ ai lavoratori – soprattutto italiani – che spesso non avevano i soldi e quindi compravano solo quello che potevano permettersi.
Lombardi’s oggi si trova al numero 32 di Spring Street e un litro di acqua – rigorosamente San Pellegrino – costa sei dollari, mentre una margherita sedici.
Il rapporto di Stephen King – e in generale degli americani – con gli elementi-cardine della nostra Cucina è fatto di odio e amore: da un lato viene presa come stereotipo della macchietta tutta spaghetti e mandolino (ne “I Lupi del Calla” troviamo «era avvolto da una nebbia di aglio e pomodori… qualcuno aveva mangiato italiano a cena»), dall’altro come vera forma d’arte da sfoderare in momenti importanti o romantici. In “Uscita per l’Inferno” leggiamo:

«Alcuni dei miei amici non mangiano più pasta. Hanno un’immagine da mantenere, quindi mangiano nelle steak house, oppure in ristoranti francesi o svedesi e hanno ulcere per provarlo. Perché ulcere? Perché non possono cambiare quello che sono’. Diceva questo mentre spandeva la salsa degli spaghetti da un contenitore ricoperto di grasso e […] la raccattava con pane all’aglio».
Ecco una semplice e veloce ricetta che aromatizzerà anche tutta la casa:

Ingredienti:

1 kg. di farina per pane
35 cl. di acqua
3 cucchiai di olio d’oliva
1 cucchiaino di aglio sminuzzato finemente
3 cucchiai di zucchero
2 cucchiaini di sale
110 gr. di parmigiano grattugiato
1 cucchiaino di polvere d’aglio
3 cucchiai di erba cipollina tritata
1 cucchiaino di pepe nero tritato grossolanamente
2 ½ cucchiaini di lievito

 

 

Preparazione:

In una grande ciotola, mescolare insieme il lievito, l’acqua e 1 cucchiaino di zucchero.
Aggiungere lo zucchero rimanente e il resto degli ingredienti.
Amalgamare fino a che si uniscano quindi rovesciare il tutto su di un piano infarinato.
Impastare fino a che l’impasto sia elastico.
Ungere una grossa ciotola.
Mettere l’impasto nella ciotola, coprire con un canovaccio umido e lasciar lievitare in un luogo tiepido per 30 minuti.
Dividere l’impasto a metà.
Dar forma ai pani e metterli in 2 stampi per pane unti.
Far riposare per altri 30 minuti per un’ulteriore lievitazione.
Infornare a 190° C per 40 minuti.

 

Approfondendo:
Ovviamente, come ogni buon luogo comune, anche l’aglio viene abbondantemente usato al di fuori della cucina, come si legge in “The Plant”: «passammo i successivi quindici minuti a strofinare di aglio i lati delle porte […] l’odore mi faceva lacrimare gli occhi […] per quando finimmo, il posto odorava come un edificio di inizio secolo a Little Italy, con tutte le donne alle prese con la salsa per la pasta».
La pizzeria è locale ideale per le ambientazioni popolari di King e delle sue macchiette, che siano ‘cassiere al Pat’s Pizza & Caf di Cleaves Mills o il NeverLand, dove gli universitari cercavano con insistenza di metterle le mani sotto la gonna’ ne “La Storia di Lisey” o commessi di Pizza Roma (“Tutto è Fatidico”), del Pat’s Pizza della periferia di Orono (catena che ritorna in “Unico indizio: La Luna Piena”). In “Christine”, la Fine Italian Pizza di Gino è addirittura una romantica costante: «è all’angolo tra la Main e Basin Drive e tutte le volte che vedo quell’insegna con la pizza che vola per aria e il puntino delle ‘i’ a forma di trifoglio (si accende a intermittenza la notte) sento che l’agguato ricomincia. E questa sera mia madre sarà in vena di cibo da ordinare. La prospettiva non mi riempie di gioia. Né io né mio padre siamo dei grandi cuochi e Ellie sarebbe in grado di bruciare l’acqua.
«Perché non prendiamo una pizza – ho detto fermandomi nel parcheggio di Gino – che ne pensi? Una bella unta che puzza come le ascelle»
«Dennis, fai schifo!»
«Ascelle pulite – ho sdrammatizzato – dai…»
«Nooo, sono al verde» ha detto Arnie svogliatamente.
«Offro io. Puoi persino avere quelle terribili acciughe del cazzo sulla tua metà. Che ne dici?» […] Gino è mandato avanti da una bellissimo ragazzo di nome Pat Donahue. Ha un adesivo sul suo registratore di cassa che recita ‘Irish Mafia’, serve birra verde il giorno di San Patrizio (il 17 marzo non puoi nemmeno lontanamente avvicinarti a Gino, e uno dei pezzi del jukebox è When Irish Eyes Are Smiling di Rosemary Clooney). […] E quando ho fumato un po’ troppa roba, sono su Gino le mie fantasie: entrare da lui e ordinare tre pizze molto cariche, un quarto di Pepsi e sei o sette biscotti al cioccolato con crema. Quindi mi immagino di sedermi e ingollare il tutto sul ritmo dei Beach Boys che escono da quel juke box».

 

Piccola Bibliografia:
Uscita per l’Inferno
I Lupi del Calla
The Plant
La Storia di Lisey
Tutto è Fatidico
Unico indizio: La Luna Piena
Christine

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Luca Fassina

Giornalista, sceneggiatore, scrittore, sono alla costante ricerca di qualcosa su cui concentrare le mie parole. Nato professionalmente con la redazione di Hard!, oggi scrivo per Classic Rock Lifestyle, Metal Maniac, Sergio Bonelli, Tsunami e, se hai un progetto, chiamami che ne parliamo. ‘A Tavola con Stephen King’ è un viaggio culinario tra le pagine colanti orrore, sangue e ketchup di uno degli scrittori più rock di sempre.


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