“It’s not a perfect day”…l’addio a Lou Reed

Lou-Reed

Il mondo del rock si ritrova più solo oggi, dopo l’improvvisa scomparsa di una delle sue voci più illustri. All’età di 71 anni se ne è andato Lou Reed, ucciso da una malattia cronica che neanche il trapianto al fegato a cui si era sottoposto nello scorso maggio era riuscito a scongiurare. La moglie, l’artista Laurie Anderson sposata nel 2008, aveva allora indicato che il cantautore non si sarebbe potuto riprendere totalmente dal delicato intervento chirurgico, nonostante l’artista avesse voluto ringraziare il pubblico e aveva anche promesso di tornare presto sul palco. A fine giugno l’ultimo ricovero in ospedale e poi il ritorno a casa a Long Island, dove è voluto morire contornato da cari e amici quando sapeva che oramai non c’era nulla più da fare. Louis Allen Reed era nato a Brooklyn il 2 marzo 1942 e trascorse la sua infanzia proprio a Long Island. Si accorse di amore il rock and roll fin dalla giovanissima età, suonando la chitarra in diversi gruppi studenteschi. Negli stessi anni il suo orientamento sessuale preoccupò fortemente i genitori, che decisero di farlo curare in un centro psichiatrico. Le sedute di elettroshock a cui venne sottoposto nel tentativo di “redimerlo” lo traumatizzarono talmente tanto da ricordare l’esperienza nel brano del 1974 “Kill Your Sons”. Dopo aver frequentato la Syracuse University, si trasferì nella Grande Mela: alla Pickwick Record conobbe John Cale, con il quale nel 1966 fonderà i Velvet Underground divenendone l’autore principale. La band entrò nella factory di Andy Warhol, mecenate del primo album del gruppo con la famosa cover della banana. Il disco donò al mondo brani come “Sunday Morning”, “Femme Fatale”, “I’ll Be Your Mirror”, “Venus in Furs”, tutti pezzi incentrati su argomenti tabù come la droga e le perversioni sessuali. Dopo l’accostamento della cantante tedesca Nico voluto da Warhol, Reed decise di licenziare dapprima il geniale artista e dopo la produzione dell’LP, “White Light/White Heat”, anche Cale. L’esperienza dei Velvet Undergorund si chiuse con il disco omonimo, a parte una reunion nel 1993 per un grande tour mondiale. Reed decise di percorrere una strada solista: si trasferì a Londra dove conobbe David Bowie, con cui iniziò una collaborazione che portò alla svolta glam. Da questa sinergia nacque il suo album solista più noto, “Transformer”, contenente vere perle del calibro di “Walk on the Wild Side”, “Satellite Of Love”, “Perfect Day” e “Vicious”. Tra momenti di pausa, progetti con celebri colleghi e grandi ritorni sul palco, il cantautore ha impresso un segno profondo nella storia musicale degli ultimi 40 anni. Poco fortunato fu il suo ultimo lavoro, il disco “Lulu” registrato nel 2011 assieme ai Metallica. La notizia della morte di Reed ha ovviamente attivato un immediato quanto diffuso tam tam mediatico tra pubblico, addetti ai lavori e colleghi artisti, che hanno scelto i social newtork per diffondere i propri messaggi di cordoglio: il compagno nei Velvet Underground John Cale, gli Who, Lenny Kravitz, Nikki Sixx, Carl Barat dei Libertines e molti altri che hanno voluto ricordare l’immenso talento di un’icona immortale.

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