Laurex Pallas, intervista: “La Prestigiosa Milano-Montreux fa parte della nostra Trilogia della fatica”

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I Laurex Pallas stanno per pubblicare un nuovo album in uscita il 25 settembre 2015, intitolato “La Prestigiosa Milano-Montreux”: abbiamo fatto qualche domanda alla band, parlando di musica e del loro laboratorio di birra artigianale. Ecco l’intervista:

Il 25 settembre 2015 uscirà il vostro nuovo album, “La Prestigiosa Milano-Montreux”: come siete arrivati alla pubblicazione di questo lavoro?

Si tratta di un album che rientra in un progetto più grande, composto da tre dischi. I precedenti “La Classicissima Coppi Mercuri” e “L’Ultima Liegi-Bastogne-Wembley”, e il nuovo “La Prestigiosa Milano-Montreux”. L’abbiamo chiamata “La trilogia della fatica” perché, al di là dei temi trattati nei singoli pezzi, tutti e tre i dischi hanno uno stesso approccio legato, da un lato, all’artigianalità nella stesura dei testi, nella scelta delle parole e nella ricerca metrica e, dall’altro, nella produzione “a strati”. Abbiamo cercato di usare più musicisti e meno macchine… più strumenti veri e meno programmazioni… di creare atmosfere reali e non artefatte attraverso i software. Questo rende, a nostro avviso, più belle le canzoni… ma è anche molto più faticoso. Da qui il concetto di “trilogia della fatica”.

Descrivete il disco attraverso i brani ai quali tenete di più.

Beh, potremmo considerare “La Prestigiosa Milano-Montreux” una sorta di corsa più pazza del mondo… inizia con I Beni Rifugio, un pezzo pop a mio avviso molto delicato negli arrangiamenti ma molto caustico nel testo, che invita alla ricerca della superficialità come strumento di sopravvivenza all’interno delle dinamiche sociali contemporanee. La gara poi prosegue attraverso diverse tappe di cui Magari Fosse Vero è il picco comico da un punto di vista strumentale ma che nel testo affronta un tema centrale quando si discute di cantautorato: quello dell’importanza dello storytelling. Importa se la storia abbia o meno fondamento di verità o l’importante è che sia ben raccontata?

Il disco poi ha, in qualche modo, un andamento circolare, infatti il secondo pezzo e l’ultimo sono collegati. Il primo, Aleardo Latitante Della Rover, è una sorta di prologo del mantra finale di Eriberto De’ Aggiotaggi, l’ultimo brano.

Sono passati quattro anni dalla pubblicazione del vostro disco precedente…avete seguito altre attività?

Dopo “L’Ultima Liegi-Bastogne-Wembley” abbiamo raccolto materiale per “La Prestigiosa Milano-Montreux” semplicemente vivendo la vita di tutti i giorni. E siccome nel ciclismo, come nella vita, andare al proprio passo è il segreto per arrivare in cima, ci siamo messi in sella e abbiamo iniziato a lavorare ai nuovi brani senza aver fretta di arrivare.

A che tipo di pubblico vi rivolgete?

Forse la domanda è un’altra: che pubblico si rivolge a noi?

Avete anche creato un laboratorio di birre artigianali dove create e vendete i vostri prodotti, “Il Birrificio Inesistente”: potreste spiegarci meglio questo progetto?

Beh, è molto semplice: dall’amore per la musica sono nate tante amicizie. E la nostra band si fonda su questo. Siamo prima di tutto amici. Chiunque suoni nei Laurex Pallas deve prima avere la tessera del nostro “circolo ristretto”. Siamo una specie di collettivo, in fondo. E per questo ci contaminiamo a vicenda. Così è nata una passione, quella per la birra artigianale, che dopotutto con la musica ha molto a che fare. Io (Carlo, ndr) e Paolo (il pianista) da dieci anni ci siamo approcciati al mondo dell’homebrewing. Siamo partiti con le pentole in casa e siamo arrivati ad avere un impianto pilota con cui produrre ricette che abbiamo propinato per anni ad amici e conoscenti. Da quest’anno abbiamo fatto il salto e Il Birrificio Inesistente si è trasformato in realtà. In pratica, visto che amiamo le figure retoriche, possiamo dire che abbiamo creato un ossimoro!

Che tipo di birre preferite bere/creare?

La cosa davvero sorprendente della birra è che con quattro ingredienti si possono produrre centinaia di stili diversi. È un mondo diverso da quello del vino che ha nella componente di chimica una parte importante della produzione. Per fare buona birra servono solo ingredienti di qualità e un birraio con una buona idea. È come fare un’ottima pasta al pomodoro… bisogna saper cucinare bene. Questo per dire che ci sono un sacco di stili importanti nel mondo: le ale inglesi, le lager tedesche, le birre del Belgio… e adesso anche l’Italia sta facendo grandi cose. Io consiglio agli amanti di provare lo stile Gose, una birra tipica della città di Lipsia, una ricetta un po’ perduta che sta piano piano tornando in auge.

E poi ovviamente consiglio La Sveltina, che è la nostra blonde ale e La Sbagliata, che è una India Pale Ale dal doppio passaporto americano e inglese.

Che musica preferite ascoltare mentre realizzate una nuova birra?

Ci piace un sacco ascoltare musica durante la produzione perché si ha tanto tempo a disposizione durante il lavoro manuale. Ad ogni modo, ci si sbizzarrisce: l’ultima volta erano gli Smiths, la volta prima B.B. King e mi ricordo di una produzione con Ivan Graziani come soundtrack. La prossima produzione la faremo con Torres, un progetto interessante che ho avuto modo di conoscere da poco.

Il piatto migliore da accompagnare con una buona birra?

Ce ne sono tanti, anche quello del giradischi è ottimo… soprattutto quando c’è sopra “La Prestigiosa Milano-Montreux”.

Mara Guzzon

Web editor, blogger e assidua frequentatrice di concerti, collaboro con alcuni siti occupandomi soprattutto di musica, ma anche di spettacolo, cinema e tv. Alla passione per tutto ciò che si svolge su un palco unisco quella per la cucina: buona musica e buon cibo, abbinamento perfetto!


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