VOIVOD – Target Earth (Century Media, 2013)

Voivod - Target Earth (Century Media, 2013)

Missione impossibile: recensire l’ultimo album dei Voivod, Target Earth, senza menzionare Denis “Piggy” D’Amour.

Tanto impossibile che è meglio lasciar perdere e dare a Denis quello che è di Denis. Molte band, perdendo un membro fondatore, vanno a ramengo e credo che non ci sia un singolo fan dei Voivod che, il 26 Agosto 2005, non si sia detto “è finita”. Lo stile di Piggy ha definito i Voivod sin dalle poche tracce proprie del live-demo “Anachronism” ed era -da tutti, incluso chi scrive- considerato inimitabile e insostituibile. Beh, devo dire che Away e Snake, assieme al redivivo (BENTORNATO!!!) Blacky, hanno compiuto il miracolo trovando un degno sostituto in Daniel “Chewy” Mongrain dei Martyr/Gorguts/Capharnaum.

Ora, non posso dire che non ne faccia sentire la mancanza, ma questo sentimento non ha nulla a che fare con la musica: è solo tristezza per l’assenza di un grande musicista che ha accompagnato i thrasher della mia età dall’adolescenza fino a ben dentro l’età adulta, regalandoci gemme che sono parte del nostro patrimonio genetico e che non potremo più sentire suonate, dal vivo, da lui. Detto questo, benvenuto Chewy!
Che Daniel sarebbe stato un ottimo sostituto se n’era avuta la prova durante l’ultimo paio di tour, quando ha replicato le partiture di Denis con accuratezza e cuore, lasciando le audience -abbastanza incredule- a bocca aperta, ma era la prova in studio quella che su cui si decideva il suo valore, quella in cui si sarebbe visto se davvero i Voivod avrebbero potuto andare avanti. La risposta? Un risonante SI!

Basandomi su alcuni ascolti della preview esclusiva (e purtroppo già offline, ma l’album dovrebbe già essere nei negozi mentre scrivo) su Loudwire.com, posso dire che sin dalle prime note della title-track è chiaro che la band è in ottima forma: la chitarra fa tornare ai tempi di “Dimension Hätross”, denotando il perfetto inserimento del nuovo arrivato nel tessuto del gruppo, e il “blower bass” di Blacky spazza via qualunque ricordo di Jason Newsted e Eric Forrest con la ferocia che gli è sempre stata propria, ingrediente principale dei migliori album dei canadesi.
Ognuno dei dieci brani dell’album (+ 2 live tracks nell’edizione digipack) fornisce un differente sfaccettatura dei canadesi, mischiando archetipi musicali con le stratificazioni progressive delle quali sono sempre stati maestri: “Resistance”, se suonata da un qualunque altro gruppo sarebbe un pezzo thrash metal molto classico, mentre qui viene arricchita di accordi e armonie sghembi che la trasformano; “Kluskap O’Kom”è invece quasi punk, ma con forti tonalità speed-metal; le tracce più prog, dove coloriture jazz si mischiano a influenze crimsoniane, sono “Empathy for the Enemy” e la semi-robotica “Mechanical Mind”; “Kaleidos” invece mostra l’abilità dei Voivod nel saper tenere le cose sotto controllo mentre ognuno sembra andarsene per i fatti suoi. I pezzi rimanenti suonano così Voivod che non è difficile immaginarsi Piggy soddisfatto del lavoro che i suoi compagni hanno fatto, peraltro mettendo ognuno in risalto le proprie capacità: Snake continua ad avere una voce invidiabile che riesce tuttora a giostrare tra gli estremi di “Voivod” e “Astronomy Domine”, mentre Away si conferma come un batterista superiore. Magari non veloce o complesso come altri, ma con un gusto e una classe da pochi.

Un paio di appunti: la copertina -sebbene chiaramente di Away- mi fa rimpiangere i tempi in cui disegnava con matita, inchiostro e pennelli. Lo so, parlo di preistoria, ma per me la cover di “War & Pain” è un picco dell’illustrazione metal.
Per quanto riguarda la musica, invece, ci sono un po’ troppe intro con il risultato di una lieve diluizione dell’impatto dell’opera. Inoltre, credo che tutti siano felici di aver avuto conferma che i Voivod non si sono creativamente disgregati, ma penso che altrettanti -ora che questo circolo si è chiuso- non sarebbero dispiaciuti dal vederli evolvere verso uno stile sempre riconoscibile come loro ma che si distingua dal passato grazie all’influenza di Chewy, non un semplice emulo di Piggy ma un musicista con una ragguardevole quantità di palle.

Lo ammetto: speravo che fosse un album così ma non ero convinto che ce la facessero. E’ una di quelle volte in cui sono ben felice di essermi sbagliato così grossolanamente! VOIVOOOOOOOD!!!!!!!

Website ufficiale dei Voivod

Poutine alla Voivod

 

 

 

Enrico Salvini

Metallaro, papà casalingo 24/7, motociclista (momentaneamente appiedato, ma con tre cassonetti a due ruote fuori uso in garage), amante di viaggi, serials, film, comics e tavole originali. Cinque anni di istituto alberghiero buttati giù per lo scarico, ma difficilmente ricevo rifiuti quando invito amici a cena. Se portassi simboli religiosi addosso, alla catenina ci sarebbe appeso un hamburger, medium-rare. Curo la rubrica RicetteRock su Panorama.it


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